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Gli attacchi di panico

di Paola D'Amelio

Per Attacco di panico s’intende un episodio di angoscia acuta in assenza di un pericolo reale, dove alcuni disturbi vegetativi si sviluppano improvvisamente raggiungendo un picco nel giro di pochi minuti: palpitazioni, sudorazione, tremori, soffocamento. Accanto ad un’intensa paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire, fino al vissuto d’irrealtà e distacco da sé. Un senso di pericolo e di catastrofe imminente, come anche l’urgenza di allontanarsi, ne precedono o accompagnano lo scatenamento. Una volta verificatosi, un Attacco di panico lascia il timore di una successiva insorgenza: di qui la cura con cui il soggetto evita le condizioni  che possano permetterne il ripresentarsi.

L’Attacco di panico è classificato dalla medicina psichiatrica tra i Disturbi d’Ansia. Nello specifico si parla di Disturbo di Panico quando gli episodi sono ricorrenti. La Psichiatria e la Psicoterapia contemporanea suggeriscono come terapia dell’Attacco di panico il trattamento farmacologico (ansiolitici e antidepressivi), accompagnato da colloqui psicoterapeutici. Esse ritengono l’Attacco di panico come strettamente legato al sopravvenire di eventi esistenziali stressanti, in particolare perdite, su un soggetto emotivamente fragile. L’intento terapeutico diviene di conseguenza quello di rafforzare l’Io del soggetto e nel contempo neutralizzare l’angoscia, eliminarla in quanto intrusa, attraverso l’applicazione di tecniche psicologiche precise.   

Per la Psicoanalisi ad orientamento freudiano e lacaniano, l’angoscia che caratterizza l’episodio di panico è un fenomeno che non permette di per sé di fare diagnosi, non si può definirla un sintomo, piuttosto un affetto. L’angoscia non è legata a un contenuto particolare, a differenza della paura, che è sempre paura di qualcosa o di qualcuno. Lacan precisava però che: “L’angoscia non è senza oggetto”. Quale oggetto dunque? Si tratta di ciò che incarna un punto di verità personale di cui il soggetto non sa, di cui è all’oscuro e che gli risulta inafferrabile, sebbene estremamente intimo. Ancora Lacan nel suo “Seminario X. L’angoscia”, definirà l’angoscia come “..ciò che non trae in inganno”. Essa si rivela dunque in grado di puntare proprio al suddetto punto centrale, nodale dell’essere. Divenendone quindi la via regia di accesso. Il trattamento dell’attacco di panico, non sarà dunque volto a neutralizzare l’angoscia, piuttosto a puntare, proprio per il suo tramite, alla verità intima del soggetto attraverso un lavoro di articolazione della parola, così come si viene a dispiegare nella relazione di transfert con il terapeuta.

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