C.ps.A.

Il borderline

Di Monica Vacca

 

 

La civiltà contemporanea è una civiltà borderline, al limite. Limiti sempre più sfumati ed evanescenti. Il tramonto dell’autorità, la caduta degli ideali fanno sorgere l’imperativo godi e consuma. La nuova geografia, il nuovo assetto sociale, la comunità virtuale e il suo tempo hanno determinato non solo una dispersione delle identità, ma anche un disorientamento sociale. I sintomi sono figli del tempo. Entro questa cornice si delineano le così dette “nuove forme” del sintomo: disturbi alimentari, dipendenze, attacchi di panico, ecc.

Incontriamo soggetti “senza bussola”, precari nel lavoro e nelle relazioni interpersonali, disorientati, disillusi, disperati, triturati dalla macchina della performance e dell’efficienza.

Il disagio dilaga. Un senso di vuoto misto a fallimento e un sentimento depressivo con uno sfondo di rabbia si mostrano in forme di malessere dai contorni labili, indefiniti.

 Una sofferenza nel corpo e nel pensiero priva di dialettica mette in evidenza una certa difficoltà dei soggetti ad accedere al proprio desiderio. Il godimento autistico sganciato dall’inconscio è refrattario sia all’interpretazione che al senso.

Nell’epoca della comunicazione generalizzata la parola perde consistenza e lascia il posto all’acting-out e al passaggio all’atto. Le domande di cura sono vaghe o assenti. Le nuove forme del sintomo pongono serie difficoltà nella diagnosi e nel trattamento, mettono in scacco i clinici, li interrogano.

Il borderline è definito come una classe, in cui si classificano gli inclassificabili, classe definita soprattutto a partire da quanto vi è escluso: non si tratta di psicosi, non si tratta di nevrosi. Al contrario Jacques Lacan, fa un ritorno a Freud e reperisce tre possibili scelte del soggetto dell’inconscio, e cioè: nevrosi,  psicosi e perversione.  Non esiste dunque per Lacan un soggetto borderline, inteso evidentemente nel senso preciso di soggetto dell’inconscio. Tuttavia mentre possiamo dire che non c’è, per Lacan, un soggetto borderline, possiamo invece dire che ogni essere parlante è un borderline, borderline rispetto alle due valenze del sintomo: sempre alla frontiera tra il suo farsi rappresentare come soggetto dell’inconscio, da un significante per un altro significante e, dall’altra parte, sempre attirato irresistibilmente verso il reale del godimento, quella sofferenza a cui la ripetizione del sintomo conduce e a cui sembra tanto difficile rinunciare. Ciò ha delle conseguenze per il trattamento. La diagnosi psichiatrica è fenomenologica, si fonda sull’osservazione del sintomo, la diagnosi psicoanalitica invece è strutturale, si formula a partire dalla posizione che il soggetto occupa nel discorso, vale a dire che nella nevrosi e nella psicosi il rapporto che il soggetto ha con l’Altro e con il godimento è strutturato in modo diverso. In caso di nevrosi la direzione della cura mira alla rettifica soggettiva, vale a dire isolare il punto opaco del godimento, ciò che spinge il soggetto alla ripetizione. In caso di psicosi, invece il trattamento punta alla “rettifica dell’Altro”, in altre parole si tratta di rendere il mondo meno persecutorio e di ripristinare un nuovo legame sociale.

 

Monica Vacca

 

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